Desmond Doss (1919-2006) soprannominato “il vigliacco”, si arruolò volontariamente nell’esercito durante la seconda guerra mondiale. Essendo cristiano avventista, si rifiutò di usare le armi. “Qui la religione non c’entra, sei solo un vigliacco” gli dicevano. “Per diventare un eroe non serve un’arma” sosteneva lui. Ma quando arrivò l’ordine di ritirarsi, il vigliacco restò.
Diventato soccorritore militare, salvò soldati feriti, uno ad uno. “Mentre gli altri staranno spazzando via vite, io le starò salvando; è così che servirò il mio Paese”.
“Ti prego Signore, aiutami a trovarne ancora uno. Aiutami a trovarne ancora uno” diventò il suo motto.
Il capitano Glover, guardando i numerosi feriti in tenda, dopo la ritirata, chiese: “Chi li ha salvati?”. Gli risposero: “Doss il vigliacco”.
Desmond Doss combattè da eroe senza mai toccare un’arma. Questa vicenda storica ha ispirato il regista Mel Gibson, che nel 2016 girò il film La battaglia di Hackson Ridge, accaparrandosi tre candidature a Golden Globes, sei candidature agli Oscar, due premi Oscar vinti, un premio BAFTA e una candidatura al London Critics. La storia del soldato avventista fece solo in Italia quasi sei milioni di euro.
La violenta infanzia di Desmond, segnata dalle maniere brutali del padre di educare i suoi due figli, segnò il ragazzo, che quasi uccise il padre durante una feroce lite. Da lì scaturì la decisione di rifiutare ogni forma di violenza. Gibson riesce a creare un rapporto tra il pubblico e il protagonista, giovane uomo, fragile e gentile, educato e silenzioso, ma convinto dei suoi principi e credo religiosi.
Nessuno potrà mai fargli cambiare idea sulle armi. Nemmeno la guerra.
Nel momento in cui i soldati si inerpicano su una scarpata scoscesa in una salita a strapiombo per arrivare ad Hackson Ridge, appunto, dove li aspettava la battaglia contro i giapponesi, chi guarda il film attende il momento peggiore. Gibson, lo sappiamo, non ha remore a mostrare brutalità e violenza con realismo, specie quando si tratta di guerra. Sangue, morte, distruzione. Tanta sofferenza, grida e colpi assordanti. Non ci sono censure, anzi. L’assenza di musica porta il pubblico a non perdersi nessun dettaglio crudo. Quando il rumore cala, la gente ascolta. Niente musica, solo bombe che esplodono. Non è la paura a far emozionare. Ma il coraggio. Quello di un uomo disarmato che mantiene il sangue freddo nonostante veda corpi mozzati e che sta lì, pronto a salvare anche chi non può essere salvato, a rischiare la propria vita per chi l’aveva deriso fino a pochi giorni prima. A rischiare il tutto per tutto senza potersi difendere in alcun modo.
Ruolo perfettamente interpretato quello del protagonista, dall’attore Andrew Garfield, che è stato capace di rappresentare il personaggio nel migliore dei modi, alternando forza a fragilità, contribuendo a rendere il film un capolavoro.
Alessia Pasqualini, 4 A Turistico
La Costituzione compie 70 anni
Articolo 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Articolo 19
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.






3 Comments
nicolaspigliapoco
Salve, volevo approfondire il tema del servizio militare in Italia e le differenze tra quello attuale e quello della seconda guerra mondiale.
Il servizio militare, durante la seconda guerra mondiale, a differenza di quello attuale, era obbligatorio, ed era preceduto dal servizio premilitare, il quale era formato da due periodi: il primo che partiva dall’ottavo anno di età fino al raggiungimento della maggiore età, e il secondo dal compimento del 18º anno di età alla chiamata alle armi della rispettiva classe di leva, che aveva lo scopo di condurre il soldato al servizio effettivo.
L’obbligatorietà del servizio militare è ordinariamente inattiva dal 1° gennaio 2005, a seguito di lunghi dibattiti politici, per capire se fosse giusto o meno il servizio militare obbligatorio. I vantaggi principali sono che il servizio militare avrebbe potuto aiutare i giovani sia nel loro percorso di crescita sia per quanto riguarda l’integrazione linguistica e multiculturale, inoltre, avrebbe assicurato un continuo flusso di personale giovane da impiegare per diverse mansioni ed, infine, avrebbe aiutato i giovani a conoscere realtà diverse da quelle quotidiane, in modo da motivarli per affrontare la vita in modo più consapevole. Gli svantaggi principali, invece, erano che il servizio era considerato come un’imposizione che limitava la libertà personale e che sottraeva tempo utile alla vita civile e al completamento degli studi, ed inoltre, data l’obbligatorietà del servizio spesso potevano essere arruolati soggetti provenienti da aree con disagio sociale o con precedenti giudiziari che potevano svolgere in maniera errata il proprio lavoro o che, essendo poco motivati, non sfruttavano al massimo le loro capacità. Ultimamente si è tornati a parlare dell’obbligatorietà del servizio, un dibattito sollecitato da Matteo Salvini (Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’interno dell’attuale governo Conte), il quale vorrebbe rilanciare il servizio militare obbligatorio in Italia. La proposta ha trovato subito la contrarietà della Ministra della Difesa Trenta, la quale afferma che la reintroduzione della leva obbligatoria avrebbe dei costi non indifferenti, e oltretutto lo Stato dovrebbe piuttosto favorire l’aumento del livello d’istruzione dei giovani piuttosto che un servizio militare obbligatorio. Quest’ultimo andrebbe considerato solo in caso di conflitti internazionali.
filippo.micucci@savoiabenincasa.it
Più che vigliacco lo chiamerei grande uomo, si è impegnato in modo alternativo nel campo di battaglia senza sopprimere vite ma salvandole. Trovo semmai ipocrita quanto espresso dall’articolo 11 della nostra Costituzione Italiana e la fiorente produzione d’armi che la nostra nazione “sforna”!
Silvia Nasini
On peut démontrer notre courage pas seulement avec des armes : notre choix d’utiliser ou pas la violence, ne nous empêche pas d’aider ou de participer à la cause à laquelle nous croyons, et l’histoire de ce jeune chrétien nous le prouve. En évitant la brutalité, nous n’étions pas de combattre, au contraire, nous choisissons notre façon de lutter, de résister et de réussir. Les hommes qui choisissent cette voie, ne sont pas des lâches, ils sont forts et courageux. On peut penser à Gandhi : il a choisi l’Ahimsa (non-violence) et il a lutté pour ses idées jusqu’à sa mort. En appliquant ces principes, Gandhi n’a pas hésité à les pousser à l’extrême de sa logique, en effet, en 1940, quand l’invasion des îles Britanniques par l’Allemagne nazie semblait imminente, Gandhi donna l’avis suivant au peuple anglais : « J’aimerais que vous déposiez les armes que vous possédez comme étant inutiles pour vous sauver, vous ou l’humanité». Je vous laisse une petite citation pour réfléchir à tout cela : « Œil pour œil et le monde finira aveugle. »