Qui in Redazione abbiamo preso una decisione epocale e abbiamo passato la parola ai nostri “esperti del settore” per il “punto di vista sportivo” su tutta questa drammatica vicenda del COVID-19.
I nostri alunni della 3C SPORT hanno intervistato, in esclusiva per voi lettori, alcuni VIP del panorama sportivo nelle varie discipline e categorie: in primis la parola a UNA protagonista dello sport, visto l’appena trascorso 8 marzo (a proposito: tanti auguri a tutte le atlete!-)
Abbiamo l’onore e il piacere di parlare con Annalisa Graziosi: allenatrice ed ex atleta, del pattinaggio artistico; campionessa italiana 2006 e 2008, vice campionessa europea per 6 volte, 2 volte terza al campionato del mondo.
Domanda: qual è stata la Sua prima reazione alla notizia della pandemia e quali i cambiamenti più evidenti nella Sua pratica sportiva?
È stata una notizia che in un primo momento mi ha destabilizzata, poi ho cercato subito un modo per continuare ad allenarmi con esercizi a secco [NDR: lo sport della campionessa è il pattinaggio a rotelle, pertanto con questa espressione si riferisce all’allenamento senza pattini] da poter fare a casa, anche in pochi metri quadri… Però la voglia di tornare in pista era tanta! Da un punto di vista tecnico per il mio sport, che è pattinaggio a rotelle individuale, non è cambiato molto se non il fatto di non poter prendere parte ai raduni federali e non sapere quando di preciso poter tornare a gareggiare.
Domanda: nel campo di allenamento, come vengono rispettate tutte le procedure da seguire?
Gli allenamenti si svolgono a porte chiuse e l’ingresso è contingentato, consentito solo a noi atleti professionisti e al nostro allenatore. Per entrare occorre un’autocertificazione dove attestiamo di non aver avuto sintomi riferibili al Covid-19 o contatti con persone affette da Covid-19 negli ultimi 15 gg. Inoltre all’ingresso il nostro allenatore ci rileva la temperatura che non superi i 37,5 gradi. L’utilizzo degli spogliatoi e del bagno è vietato. Durante l’allenamento non ci avviciniamo mai alle compagne e, quando l’allenatore ci ferma, restiamo distanziate tra noi almeno di due metri oppure mettiamo la mascherina. Quando ci togliamo i pattini indossiamo la mascherina e siamo sedute su sedie distanziate tra loro.
Ricordiamoci però che nel pattinaggio artistico gli allenamenti sono sempre svolti a gruppi, quindi ora ancora più ridotti: scendiamo in pista al massimo in 8 atlete. Anche se ridotte in poche… era grande la voglia di rivederci in pista e allenarci insieme!
Domanda: gli allenamenti si concentrano più sullo sport di squadra oppure ci si allena più individualmente?
Essendo uno sport individuale gli allenamenti, anche di gruppo, vertono su esercizi individuali. Spesso però essendo gruppi di allenamento omogenei per livello si lavora sugli stessi esercizi ma sempre in maniera individuale.
Domanda: in conclusione, a suo parere come ha influito la pandemia nel pattinaggio a rotelle?
Sono dell’idea che ha motivato ancora di più quegli atleti che vogliono raggiungere un obiettivo e sono dediti allo sport e al gioco, mentre ha scoraggiato e demotivato quegli atleti che vivevano lo sport in modo più superficiale.
Ma ascoltiamo anche il marito Luca Bernacchia, allenatore di pattinaggio corsa in linea ed atleta lui stesso.
Domanda: e ora una domanda al suo allenatore: quando riprenderanno le gare di pattinaggio a rotelle?
Il campionato è stato sospeso fino a dicembre. Il nuovo concorso inizierà finalmente a gennaio. Ma anche qui si presenteranno delle difficoltà: è molto tempo che non partecipiamo al Concorso, quindi le atlete potrebbero non essere più, “diciamo”, abituate alla competizione, ai tempi, alle modalità di gara, allo stress…
Domanda: a suo parere perchè nei campionati professionali lo sport continua e invece in quelli dilettantistici si è fermato?
Perché per monitorare e garantire la sicurezza dell’Alleanza [Sportiva SRL, NDR], sono necessari sforzi finanziari per consentire al team di professionisti di mantenerla, mentre la squadra amatoriale non ha le opportune risorse per continuare, purtroppo.
Ed ora la parola sempre a un’atleta, che si occupa dei più giovani giocatori… Il rischio principale infatti è che questi “pulcini” (e le loro famiglie) si scoraggino per le difficoltà della pandemia.
Ascoltiamo Ludovica Barbon, giocatrice di serie C – Basket al CUS Ancona e allenatrice Under 13 e 14 basket femminile
Domanda: Il suo sport si è riuscito ad adattare ai nuovi protocolli per la pandemia? Qual è la situazione, in particolare, con i suoi allievi?
Nonostante lo stop e le restrizioni, abbiamo trovato il modo di sentirci e di allenarci per via telematica. Non è il massimo ma è già stato un “qualcosa”… Ad oggi infatti le uniche che possono riiniziare a allenarsi sono le squadre che hanno una fase nazionale (come i campionati under).
Personalmente come giocatrice sono iscritta al campionato di Serie C, e per ora non abbiamo iniziato né ad allenarci e di conseguenza nemmeno a fare le partite.
Domanda: come avviene ad esempio il monitoraggio dei casi positivi al Covid-19?
Se si trovasse un caso positivo all’interno della squadra, bisognerebbe mettersi in quarantena preventiva e poi fare il tampone tutte quante. Una volta guarite, dopo un tampone negativo, bisogna rifare il certificato agonistico, prima di ricominciare.
A mio parere, i campionati dilettantistici si sono fermati e hanno avuto più difficoltà a riiniziare perché, i ragazzi non essendo professionisti, e, quindi non facendo questo per lavoro, si è preferito non farli ricominciare prima che la situazione si fosse calmata e normalizzata la procedura vaccinale ad esempio.
Ma sentiamo, sempre dal mondo del Basket, cosa ne pensa a tal proposito Stefano Rossi, preparatore tecnico di CAB STAMURA 2004 (progetto Serie C, prima divisione CAB e CAB STAMURA 2005): “Il livello professionistico fa “girare i soldi” con gli sponsor e tutto il resto, ma comunque bisogna capire che anche quello dilettantistico “serve”, perché i giocatori professionisti prima erano dilettanti e senza il percorso dilettantistico non potrebbero venire fuori nuovi professionisti!”
E adesso non ci crederete mai, ma abbiamo addirittura intervistato chi nella sua carriera sportiva ha ricevuto pure qualche “benedizione”… Di chi si tratta? Del Covid? No sarebbe una risposta troppo banale. Abbiamo in realtà avuto l’onore di intervistare un… Arbitro federale di calcio, ecco a voi: Filippo Cavalieri!
Ma ascoltiamo direttamente dalla sua voce il punto di vista di questo protagonista sportivo: “La notizia dell’interruzione per pandemia è stata traumatica dal momento che arbitrare, più che uno sport è una vocazione: il non poter arbitrare, andare sui campi ed aver un contatto con i giocatori è stato un colpo duro infatti speriamo che le istituzioni se ne rendono conto soprattutto a livello dilettantistico! Infatti per quanto riguarda le gare professionistiche ad alto livello i protocolli sono stati invece molto rigidi e chiari:
c’è un monitoraggio continuo e costante da parte delle istituzioni attraverso tamponi settimanali (sapete com’è, gli interessi economici nel professionismo, serie A, B e C, sono di gran lunga superiori a quelli dilettantistici!-)
Dal mio punto di vista i calciatori restano comunque quelli che han risentito di più di questa terribile situazione: il Covid ha influito negativamente sui ragazzi (cioè su voi), soprattutto a livello psicologico. Lo sport e il rispetto delle sue regole sono il fondamento per uno sviluppo armonioso dell’individuo!”
E ora chiudiamo “in bellezza” con alcune domande a Nasar Ponsano, preparatore atletico e coordinativo AC Nuova Folgore di Ancona. Ecco come il Coach ricorda i primi tempi a marzo 2020…
“Come in molti settori, la notizia è arrivata in punta di piedi, in silenzio; le restrizioni riguardanti le attività sportive di base e di sport dilettantistici sono arrivate e imposte in qualche settimana dopo il primo lockdown del 2020, tramite decreti ufficiali del Governo e norme dettate dalla FIGC.
Il ritorno in campo è avvenuto subito dopo il lockdown di Marzo 2020 e gli effetti tecnici, tattici e soprattutto emotivi sono stati molteplici. Nel settore del calcio abbiamo dovuto eliminare il contatto (di qualsiasi tipo), inizialmente addirittura eliminando l’utilizzo del pallone che, lentamente, è tornato protagonista nei mesi successivi. Naturalmente per mantenere aperte le strutture ci siamo dovuti adattare a rigide regole, che oggi sono condivise da qualsiasi settore sportivo (distanze, igiene di spazi e superfici e soprattutto evitare assembramenti).”
Domanda: nel campo di allenamento, come vengono rispettate tutte le procedure da seguire?
Bisogna dire innanzitutto che per rispettare nel miglior modo i protocolli gli organi federali, assieme al Governo, hanno posto il divieto di svolgere qualsiasi competizione amichevole o campionato per tutte quelle categorie considerate dilettantistiche. In campo le regole rimaste per garantire gli allenamenti sono diverse. In assoluto bisogna dire che ad ogni ragazzo, genitore o ospite che entra nella struttura viene misurata la temperatura e solo se il valore è nella norma, si entra dopo aver igienizzate le mani.
Entrando in discussioni tecniche bisogna tener presente principalmente che tutte le regole da rispettare servono principalmente ad evitare assembramenti e contatti tra i calciatori, ad es. è vietato l’utilizzo di spogliatoi, partite con contatto fisico e soprattutto file, dove non viene rispettata la distanza di sicurezza di almeno 1,5 mt tra ogni giocatore. Gli allenamenti si fanno con tutta la squadra presente ma per evitare assembramenti nelle fasi iniziali o finali di ogni seduta molte categorie hanno visto l’orario di allenamento cambiare drasticamente così da garantire maggiormente spazi meno affollati ad ogni giocatore…
Domanda: ci dica un po’ ma secondo Lei, proprio giocando invece, il rapporto tra giocatori ne ha risentito?
Vorrei rispondere a questa domanda con una frase di un grande uomo e atleta …
“Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.” [ E’ una frase di Michael Jordan, NDR] Il rapporto tra giocatori, la fiducia e, soprattutto, la determinazione che nasce in ogni sport va oltre ai protocolli a mio avviso. Sta proprio allo staff curare questi aspetti nel migliore dei modi: le restrizioni sono solo complicazioni per il lavoro umano che vive dietro agli allenamenti, ma non deve essere percepita come una sconfitta in questi termini.
Anche il COVID è una sfida che ogni atleta e sportivo può, anzi deve vincere!
La Redazione SB OnLine e i ragazzi della 3C SPORT (dalla loro UDA COVID)






4 Comments
Michela Carotti
Ho letto questo articolo e mi ci sono ritrovata molto: anche io pratico uno sport di squadra, ovvero la pallavolo, e ora come ora, in zona rossa, non posso allenarmi con la mia squadra e nemmeno giocare contro altre squadre ovviamente. Mi manca da morire scendere in campo e dimostrare tutto quello che so fare, ma purtroppo le restrizioni sono chiare. In realtà neanche nei mesi scorsi, quando ad allenamento ci potevo andare, era come in passato, quando il Covid non esisteva:’-( Solamente allenamenti individuali e indossando la mascherina costantemente, per essere più al sicuro. Per me è difficile “saltare” quello che a me faceva stare bene: lo sport che è sempre riuscito a farmi sfogare ora non può più farlo…
Annalisa Borgognoni
Luca Bernacchia, allenatore di pattinaggio a rotelle, ha proprio ragione quando afferma che sarà un problema per le atlete riprendere le gare, soprattutto a certi livelli, in quanto, non facendo più concorsi da parecchio tempo, non sono più abituate alle competizioni e allo stress che esse comportano. Non trovo giusto che, in quasi tutti gli sport, i campionati professionisti continuino, mentre quelli dilettantistici si siano fermati! Mi dispiace soprattutto che alcune categorie abbiano dovuto fermare anche gli allenamenti. Nella pallavolo, per esempio, è una cosa assurda che i campionati Under 13-15-17 e serie C, B, A, abbiano potuto continuare gli allenamenti, mentre la serie D, prima seconda e terza divisione no. Non ci sono, infatti, significative differenze nello svolgimento degli allenamenti e per questo non me ne capacito. È proprio vero, come dice Stefano Rossi, preparatore tecnico della Stamura basket, che “il livello professionistico fa girare i soldi”, ma bisogna seguire anche quello dilettantistico, da dove partiranno un giorno proprio i professionisti. Anche gli arbitri hanno risentito, soprattutto psicologicamente, dello stop allo sport. Concordo che la loro è una vocazione e non un lavoro e, se non riesci a praticarla, ti senti morire dentro. In ogni sport, comunque, almeno per gli allenamenti, vengono seguiti gli stessi protocolli. Gli spogliatoi sono vietati, viene misurata la febbre a chiunque entri nella struttura e gli allenamenti sono per lo più individuali, in modo da evitare il più possibile assembramenti e i contatti tra gli atleti. Insomma, che dire, con questa pandemia è tutto il mondo dello sport a soffrire, oltre che economicamente anche psicologicamente!
Luca Filipetti
Con la pandemia, possiamo notare che anche la vita degli sportivi cambia e non di poco, infatti prima di entrare in una palestra o nel luogo in cui ci si allena si devono rispettare molti protocolli e inoltre nessuno oltre agli atleti/allenatori possono entrare nel posto e ci sono anche molti cambiamenti per il tipo di allenamento che si svolge in gruppo, come per esempio nel pattinaggio, in cui le atlete devono rispettare il numero stabilito per entrare in pista.
Oltre ad informarci riguardo le nuove modifiche portate dal virus a livello sportivo, grazie a questo articolo possiamo conoscere e approfondire uno sport molto particolare e sottovalutato. Più complicata la situazione riguardante la pallacanestro, infatti come ci dice la giocatrice Ludovica Barbon, gli allenamenti si effettuavano con applicazioni per fare videochiamate e quindi non si riusciva ad andare in palestra con la propria squadra a giocare con il pallone.
Lunghissima la procedura di caso di positività di un atleta, perché egli prima di ritornare in campo, deve aspettare che si negativizzi e poi una volta guarito deve rifare il certificato medico e ad oggi gli studi medici sono pieni di chiamate/prenotazioni, perciò l’attesa e il tempo per ritornare a praticare il proprio sport è lungo. Molto interessante e attuale, lo consiglio per altri appassionati di sport!
Sara Baiocchi
Mi sento molto vicina a questo articolo.
Io faccio danza da circa 10 anni (anche se durante il periodo della pandemia mi sono dovuta fermare) ed ovviamente la pandemia ha bloccato tutto, a partire dagli stessi allenamenti che venivano svolti online e che per mancanza di spazio in casa non sono riuscita a fare. Inoltre riprendere dopo 1 anno e mezzo di ”ferma” è stato molto difficile, come hanno detto i vari atleti intervistati sopra, sia dal punto di vista pratico (a causa del divieto degli spogliatoi, le vari restrizioni ecc…) sia dal punto di vista fisico perché passare dallo stare sul letto ogni giorno tutto il giorno al fare 3 ore mezza/ 4 ore di allenamento alla settimana non è proprio la stessa cosa ed è stato molto difficile.
Ma la differenza si è vista proprio dalla stesse ore di educazione motoria a scuola. Infatti i palloni andavano sempre disinfettati, bisognava mantenere le distanze, non si poteva stare troppo tempo negli spogliatoi, era vietato togliersi la mascherina, e gli stessi attrezzi dovevano essere disinfettati prima di ogni utilizzo.
Conosco anche molte persone che dopo la pandemia non hanno più ripreso a fare attività fisica/sport.
La pandemia mi ha fatto riscoprire quanto mi erano mancate le lezioni di danza, a quanto mi facessero stare bene e, ogni volta che torno dalle lezioni, sento proprio la differenza fra il periodo pre-pandemia e post-pandemia e di quanto lo sport abbia un ruolo fondamentale anche dal punto di vista dell’umore.