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4 Comments

  1. 1

    Michela Carotti

    Ho letto questo articolo e mi ci sono ritrovata molto: anche io pratico uno sport di squadra, ovvero la pallavolo, e ora come ora, in zona rossa, non posso allenarmi con la mia squadra e nemmeno giocare contro altre squadre ovviamente. Mi manca da morire scendere in campo e dimostrare tutto quello che so fare, ma purtroppo le restrizioni sono chiare. In realtà neanche nei mesi scorsi, quando ad allenamento ci potevo andare, era come in passato, quando il Covid non esisteva:’-( Solamente allenamenti individuali e indossando la mascherina costantemente, per essere più al sicuro. Per me è difficile “saltare” quello che a me faceva stare bene: lo sport che è sempre riuscito a farmi sfogare ora non può più farlo…

  2. 2

    Annalisa Borgognoni

    Luca Bernacchia, allenatore di pattinaggio a rotelle, ha proprio ragione quando afferma che sarà un problema per le atlete riprendere le gare, soprattutto a certi livelli, in quanto, non facendo più concorsi da parecchio tempo, non sono più abituate alle competizioni e allo stress che esse comportano. Non trovo giusto che, in quasi tutti gli sport, i campionati professionisti continuino, mentre quelli dilettantistici si siano fermati! Mi dispiace soprattutto che alcune categorie abbiano dovuto fermare anche gli allenamenti. Nella pallavolo, per esempio, è una cosa assurda che i campionati Under 13-15-17 e serie C, B, A, abbiano potuto continuare gli allenamenti, mentre la serie D, prima seconda e terza divisione no. Non ci sono, infatti, significative differenze nello svolgimento degli allenamenti e per questo non me ne capacito. È proprio vero, come dice Stefano Rossi, preparatore tecnico della Stamura basket, che “il livello professionistico fa girare i soldi”, ma bisogna seguire anche quello dilettantistico, da dove partiranno un giorno proprio i professionisti. Anche gli arbitri hanno risentito, soprattutto psicologicamente, dello stop allo sport. Concordo che la loro è una vocazione e non un lavoro e, se non riesci a praticarla, ti senti morire dentro. In ogni sport, comunque, almeno per gli allenamenti, vengono seguiti gli stessi protocolli. Gli spogliatoi sono vietati, viene misurata la febbre a chiunque entri nella struttura e gli allenamenti sono per lo più individuali, in modo da evitare il più possibile assembramenti e i contatti tra gli atleti. Insomma, che dire, con questa pandemia è tutto il mondo dello sport a soffrire, oltre che economicamente anche psicologicamente!

  3. 3

    Luca Filipetti

    Con la pandemia, possiamo notare che anche la vita degli sportivi cambia e non di poco, infatti prima di entrare in una palestra o nel luogo in cui ci si allena si devono rispettare molti protocolli e inoltre nessuno oltre agli atleti/allenatori possono entrare nel posto e ci sono anche molti cambiamenti per il tipo di allenamento che si svolge in gruppo, come per esempio nel pattinaggio, in cui le atlete devono rispettare il numero stabilito per entrare in pista.
    Oltre ad informarci riguardo le nuove modifiche portate dal virus a livello sportivo, grazie a questo articolo possiamo conoscere e approfondire uno sport molto particolare e sottovalutato. Più complicata la situazione riguardante la pallacanestro, infatti come ci dice la giocatrice Ludovica Barbon, gli allenamenti si effettuavano con applicazioni per fare videochiamate e quindi non si riusciva ad andare in palestra con la propria squadra a giocare con il pallone.
    Lunghissima la procedura di caso di positività di un atleta, perché egli prima di ritornare in campo, deve aspettare che si negativizzi e poi una volta guarito deve rifare il certificato medico e ad oggi gli studi medici sono pieni di chiamate/prenotazioni, perciò l’attesa e il tempo per ritornare a praticare il proprio sport è lungo. Molto interessante e attuale, lo consiglio per altri appassionati di sport!

  4. 4

    Sara Baiocchi

    Mi sento molto vicina a questo articolo.
    Io faccio danza da circa 10 anni (anche se durante il periodo della pandemia mi sono dovuta fermare) ed ovviamente la pandemia ha bloccato tutto, a partire dagli stessi allenamenti che venivano svolti online e che per mancanza di spazio in casa non sono riuscita a fare. Inoltre riprendere dopo 1 anno e mezzo di ”ferma” è stato molto difficile, come hanno detto i vari atleti intervistati sopra, sia dal punto di vista pratico (a causa del divieto degli spogliatoi, le vari restrizioni ecc…) sia dal punto di vista fisico perché passare dallo stare sul letto ogni giorno tutto il giorno al fare 3 ore mezza/ 4 ore di allenamento alla settimana non è proprio la stessa cosa ed è stato molto difficile.
    Ma la differenza si è vista proprio dalla stesse ore di educazione motoria a scuola. Infatti i palloni andavano sempre disinfettati, bisognava mantenere le distanze, non si poteva stare troppo tempo negli spogliatoi, era vietato togliersi la mascherina, e gli stessi attrezzi dovevano essere disinfettati prima di ogni utilizzo.
    Conosco anche molte persone che dopo la pandemia non hanno più ripreso a fare attività fisica/sport.
    La pandemia mi ha fatto riscoprire quanto mi erano mancate le lezioni di danza, a quanto mi facessero stare bene e, ogni volta che torno dalle lezioni, sento proprio la differenza fra il periodo pre-pandemia e post-pandemia e di quanto lo sport abbia un ruolo fondamentale anche dal punto di vista dell’umore.

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