Corre, mira la porta, calcia il pallone ed è subito un goal per la Roma! Con queste parole sembra di essere stati catapultati di punto in bianco in uno stadio tra tifosi e grida per sostenere i giocatori in campo. In particolare uno stadio tra i tanti in Italia, l’Olimpico di Roma: un luogo dove ognuno di noi si identifica in cori, striscioni e incitamenti, circondati da un ambiente di grandezza inestimabile. I fari illuminano il prato verde e si è pronti per giocare questa partita. Moltissime sono le squadre che si sono scontrate su questo campo, ma oggi ci concentriamo in particolare sulla giallorossa AS ROMA. Questa squadra in particolare è stata la prima ad aver accettato la proposta di far girare un film nei luoghi che caratterizzano la quotidianità dei calciatori della capitale, i lupacchiotti.
Finalmente un bel film “romanista al 100%”, ambientato tra lo stadio Olimpico, i quartieri della capitale con i suoi caratteristici vicoletti e Trigoria, una frazione dove risiede la sede sportiva della “ Magica Roma”.
Questo prodotto cinematografico è stato realizzato nel 2019, diretto da Leonardo D’Agostini e interpretato da Andrea Carpenzano e da Stefano Accorsi: nell’intervista di sabato 30 gennaio il regista e il giovane protagonista, in particolare, ci hanno portati dietro le quinte del set de “Il campione”, svelandoci alcuni segreti sulla realizzazione di scene topiche.
La storia si snoda attorno alle vicende di Christian Ferro (Andrea Carpenzano), giovane promessa della A.S. Roma che vanta un contratto da milioni di euro e un pubblico adorante. Sotto gli abiti di marca si nasconde, però, il carattere indisciplinato e ribelle di un ragazzo dall’infanzia difficile.
La villa di lusso, scelta come residenza, le Lamborghini parcheggiate in garage… Bhè, ogni lusso immaginabile non basta a smorzare le cattive abitudini ereditate dal Trullo, quartiere di periferia in cui il ragazzo ha trascorso l’adolescenza tra degrado e povertà.
Per ripulire la sua immagine di giovane viziato e dedito a bravate di ogni tipo, Tito (Massimo Popolizio), presidente della squadra, individua in Valerio Fioretti (Stefano Accorsi) l’unico insegnante in grado di imporgli delle regole e accompagnarlo nel difficile percorso verso il diploma di Maturità.
Valerio affronta senza demordere fallimenti, umiliazioni, soprattutto il difficile carattere di Christian! Tra “ramanzine” e metodi di insegnamento alternativi, come memorizzare le fasi della rima Guerra Mondiale con gli schemi tattici della Roma, i due impareranno pian piano a conoscersi, scoprendo nel dolore un elemento che li accomuna.
A noi studenti dell’Istituto Istruzione Superiore Savoia Benincasa è stata concessa la chance di partecipare all’incontro citato precedentemente, che si è tenuto in via telematica la mattina del 30 gennaio, con due dei personaggi del film: il protagonista, Christian Ferro (interpretato appunto da Andre Carpenzano), e il regista, Leonardo D’Agostini.
Attraverso le domande che gli studenti di molteplici istituti del capoluogo marchigiano hanno posto loro, i due ci hanno permesso di vivere un pezzetto di quel mondo sfolgorante che si nasconde dietro alla telecamera.
Partiamo dagli aspetti generali del film, come la realizzazione, durata circa cinque anni (un paio di mesi per la ricerca del cast, altri due mesi per le riprese ed infine una fase di post produzione di circa 6 mesi) con una spesa di circa 3 milioni di euro in totale.
Ci siamo poi avventurati nei segreti più nascosti del “dietro le quinte”: Andrea Carpenzano, pur essendo gran tifoso della Roma, è un pessimo calciatore, tanto che sono state assunte ben otto controfigure per girare tutte le scene con palleggi, calci e goal, e solo per realizzare la scena del palleggio iniziale, è stato necessario montare il suo viso nel corpo di un freestyler professionista, operazione che -pur di breve durata- ha richiesto grande tempo e costo di realizzazione.
Parliamo poi del murales di Christian Ferro, realizzato da uno street artist nel quartiere Trullo: dietro quei colori si nasconde una mole di impegno smisurata e, nonostante l’imbarazzo di Andrea Carpenzano nel vedere il suo ritratto in quella grande parete, è ancora lì… Vedere per credere: fatevi un giro al Trullo per vederlo coi vostri occhi!
Tutti questi dettagli hanno fatto salire il budget, salito ad una cifra milionaria.
Agli studenti della 3C Sport del Benincasa di Ancona interessava moltissimo sapere se in futuro ci sarà un sequel del film, e Ferro diventerà o meno un top player del Chelsea, ma a quanto detto da Leonardo D’Agostini, il film è così “completo nella sua incompletezza”, lasciando spazio all’immaginazione degli spettatori.
Dopo questa lunga ma intensa presentazione abbiamo solo altre due parole da dire, più che altro vi diamo un appuntamento: sabato sera, pop corn, copertina e telecomando alla mano pronto su Netflix. Ed ora buona visione!!!
MADDALENA MANNUCCI e LAURA SCHIAROLI, 3B ESABAC









11 Comments
Walter047
È un film che consiglio a tutti, sia sportivi che studenti, perché insegna che lo sport non è tutto e che la cultura vuole la sua parte. Infatti fa vedere che il protagonista, un giocatore di calcio in serie A, viene messo in crisi nel momento in cui gli criticano il fatto di essere ignorante. Adesso non vi spoilero altro. Buona visione!!!
Riccardo.cesaretti
Questo film mi è piaciuto veramente molto, perché -essendo calciatore- vedere un film ambientato nel mondo della serie A è sempre bellissimo. La figura del protagonista, Cristian Ferro, non è il massimo, perché è un tipo abbastanza strafottente, però fa capire a molti giovani, che si credono già “fenomeni”, che bisogna rimanere umili anche con i milioni in tasca: non solo i soldi e il successo rendono sicuri e felici.
NicoSturani
Il campione è un film che mi é piaciuto molto e mi ha fatto pensare a vari campioni nel calcio italiano che si sono persi perché si sono montati la testa, potrei fare alcuni esempi, vedi Cassano, Balotelli ecc… quindi la visione di questo film aiuta anche a far riflettere, se veramente vale la pena montarsi la testa e viziarsi o invece fare la cosa più giusta, cioè rimanere umili anche se si sta al centro delle conversazioni televisive e/o giornalistiche e si hanno tanti soldi in tasca
giulia.barbon@savoiabenincasa.it
Mi è piaciuto molto questo film perché ha un significato profondo e ne consiglio la visione anche a chi non è appassionato di calcio, perché fa scoprire e comprendere cosa c’è oltre le vite dei personaggi popolari, che nonostante la notorietà, hanno anche loro a volte una vita complicata ed incompleta.
Eleonora Traú
Personalmente consiglio questo film, perché pur non essendo troppo impegnativo, fa conoscere e comprendere, che con i soldi non si può comprare la cultura, e fa scoprire cosa a volte si nasconde dietro le vite di chi ha i soldi, ma che nonostante ciò ha una vita incompleta.
Inoltre durante l’intervista, ho notato che il carattere dell’attore era molto simile al personaggio del film, arrivando a chiedermi se forse non “riuscisse a uscire dal ruolo” oppure se fosse stato scelto… Proprio perché così!-)
Alessandro Rabini
Questo film mi è piaciuto molto, per chi fa sport questo film è da consigliare assolutamente, infatti mette in risalto valori che una persona deve cercare di avere sempre. L’umiltà e la generosità devono essere la base di ogni persona, perchè nello sport avere la testa sulle spalle è molto più importante di quelle che posso essere le doti per un determinato sport. Il protagonista non è sicuramente uno dei migliori attori che interpretano un ruolo di quel tipo, ci è sembrato anzi un ragazzo strafottente che, anche durante l’intervista, sembrava dare l’idea di una persona menefreghista.
raul
“Il Campione”, a mio avviso, è un film molto istruttivo: insegna come far fronte alle vicende più brutte dell’adolescenza, seguendo e realizzando i propri sogni, che si possono sviluppare anche durante la vita adulta. In questa opera cinematografica per risolvere problemi legati al comportamento del singolo individuo si è dovuto ingaggiare un insegnante, ma qualche volta alcune situazioni difficili possono essere sciolte anche senza l’aiuto di nessuno, facendosi forza e superando con coraggio tutte le avversità che la vita ci impone giorno dopo giorno. Per questi motivi il film mi ha “conquistato” e fatto entrare nei panni del protagonista Cristian Ferro; inoltre mi ha trasmesso la sensazione che anche nei momenti più duri ci si riesce a rialzare ed a realizzare i propri sogni.
Annalisa Borgognoni
Ogni parte del film “Il Campione”, durante la visione mi incuriosiva sempre di più e diventata via via sempre più interessante. Essendo un film in cui il protagonista è un ragazzo giovane, è proprio adatto a noi adolescenti e, pur essendo una ragazza, i film in cui si parla di calcio mi piacciono molto. L’unica cosa che mi ha dato un po’ fastidio era il carattere di Cristian Ferro, cioè il protagonista-calciatore che si presentava come un ragazzo menefreghista e che non pensava a fare altro, oltre che a giocare le partite di calcio… Ma ad un certo punto questa cosa dovette cambiare perché, avendo un livello intellettuale molto basso, il coach gli doveva mettere la testa a posto. E’ un film che consiglio molto perché ci fa anche capire che nella vita non esistono solo soldi e il fare successo, e non bisogna solo vantarsi dei propri meriti. Buona visione!
Patrick Pacurar
Questo film mi è piaciuto molto, perché per un ragazzo giovane che non sogna altro che giocare in serie A, è sempre bello vedere un film che riguardi così tanti aspetti nel campo calcistico. Ad esempio la grandissima strafottenza e la molta ignoranza, presente a volte nella categorie giovanili di questo sport. Il film è incentrato anche sulle difficoltà del protagonista a gestire le critiche per i suoi atteggiamenti e per il suo modo di essere. Lo consiglio ad ogni tipo di sportivo, ma anche a noi studenti!
francesco.calligari
Ho trovato questo film di grande ispirazione e ne consiglio la visione a sportivi e non.
Mi è piaciuto molto in quanto sono un appassionato di calcio e ovviamente guardo sempre tutti i film su questo sport, ma questo in particolare mi ha colpito, perchè il protagonista vive alcune situazioni fuori dal campo molto difficili e riesce ad affrontarle solo grazie ad un mental coach: da qui ho capito l’importanza di tenere sempre allenata la mente e di quanto puó essere importante essere concentrati sempre per performare al meglio in campo. “Mens sana in corpore sano”
giorgiaquargnal
Sabato scorso, nella noia di un’altra serata in zona rossa, ho deciso di vedere questo film che mi era stato tanto consigliato. All’inizio non mi aspettavo nulla, sapevo più o meno di che cosa parlasse ma non mi ero creata grandi aspettative, devo dire che però, alla fine del film, sono rimasta piuttosto stupita. Sono rimasta piacevolmente colpita soprattutto dai temi trattati come l’infanzia difficile e l’insegnamento. E proprio a proposito di questo, devo dire che è stato bello vedere, soprattutto nel periodo che stiamo vivendo, come il percorso che Valerio (Stefano Accorsi) e Christian (Andrea Carpenzano) hanno intrapreso insieme sia stato più che di scuola e di insegnamento, un percorso di vita condiviso. Condiviso perché Christian ha appreso dal suo insegnante come si è svolta la Prima Guerra Mondiale, ma anche e soprattutto a gestire la rabbia, a dare nuovamente fiducia alle persone, e allo stesso tempo Valerio ha imparato ad esprimere nuovamente i suoi sentimenti, le sue paure e ha recuperato un rapporto, con la moglie con la quale aveva condiviso una perdita straziante. Mi ha colpito questo percorso, ma anche come Valerio si sia rimesso in discussione come professore, cambiando il suo modo di insegnare appunto, rappresentando così quei e quelle docenti che ogni giorno cercano di migliorarsi, per far sì che i loro studenti apprendano il più possibile, non solo a livello di conoscenze, ma anche e soprattutto a livello umano e personale. Valerio ha capito, secondo me, il vero senso e il vero significato della parola insegnare, ossia dare un pezzo di sé stessi ai propri alunni e ricevere in cambio tanta stima, tanta riconoscenza, ma anche tante capacità a livello umano, perché insegnare è imparare, come diceva Schopenhauer.