La Giornata internazionale della donna, meglio conosciuta come Festa della donna, si avvicina. Biensavoir ha deciso di omaggiare tutte le donne pubblicando, da oggi all’8 marzo, un articolo al giorno dedicato alla lotta per l’emancipazione femminile.
Ecco il primo. Buona lettura!
Il 7 febbraio siamo stati in compagnia di Patrizia Caporossi, scrittrice, storica e filosofa di Ancona. Con lei abbiamo affrontato il tema “Donne, resistenza e voto”.
Da secoli le donne lottano per essere riconosciute come partecipanti attive all’interno della vita politica e sociale. Una delle prime rivendicazioni di uguaglianza, infatti, risale al 1791, con la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges. Ci vollero tuttavia diversi decenni per arrivare, solo a fine Ottocento e solo in alcuni Paesi, al riconoscimento del diritto di voto alle donne.
In Italia a questa conquista si arrivò più tardi, il 31 gennaio 1945, quando le donne ottennero il diritto di voto, e nel 1946 quando ottennero il diritto di far parte dell’elettorato passivo.
Già molti anni prima, però, e precisamente nel 1906, Anna Maria Mozzoni e Maria Montessori avevano presentato una petizione per il voto femminile, che però non venne presa in considerazione; infatti, solo nel 1919 si tornerà a parlare del diritto di voto femminile, ma questo cammino fu interrotto dall’avvento del Fascismo.
Dopo l’8 settembre del 1943 vennero costituite organizzazioni di lotta per la liberazione delle donne, come i Gruppi di difesa delle donne, che riunivano l’Unione Donne Italiane (UDI), il Centro Femminile Italiano (CIF) e il Movimento Femminile Repubblicano (MFR); in quel contesto vennero organizzate manifestazioni volte a dare maggiore visibilità alla condizione femminile.
Le donne parteciparono attivamente anche alla Resistenza e in tal senso il loro contributo risultò indispensabile: dall’occultamento dei partigiani alla battaglia per il controllo dei prezzi, dalla rete di associazioni e di iniziative assistenziali organizzate nelle regioni liberate alla partecipazione attiva come staffette e partigiane.
Tante le donne che, secondo la professoressa Caporossi, hanno rivestito un ruolo di primo piano per la democrazia del nostro Paese: Gina Borellini, medaglia d’oro al valor militare come partigiana combattente che comandava un gruppo di uomini; Joyce Lussu, medaglia d’argento, che partecipò ad azioni insieme al movimento liberal-socialista Giustizia e Libertà; Lina Fibbi che ricordiamo per la sua celebre frase “la lotta per la libertà non è mai finita”.
Tra le date significative e simboliche del lungo cammino per la lotta all’uguaglianza femminile, si possono ricordare l’8 marzo 1945, quando venne celebrata la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera, e lo stesso giorno ma del 1946, quando tutta l’Italia celebrò la donna; fu in quell’occasione che, per la prima volta, fece la sua comparsa la mimosa, scelta da Teresa Mattei – una delle madri della Costituzione – come fiore simbolo delle donne perché capace di crescere spontaneamente senza cure particolari, sopravvivendo alle difficoltà.
A 70 anni dalla conquista del voto, le donne lottano ancora per l’uguaglianza e la parità, una lotta che va di pari passo con quella per la democrazia e che è destinata a durare ancora per molto.
Chiara Canuti
Classe V D scientifico





