Quella del titolo la celebre citazione attribuita a Massimo d’Azeglio in seguito all’unità d’Italia (1861); in realtà questa frase non la pronunciò mai, esprimendo in realtà un’opinione molto più pessimistica: <<Pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli Italiani>>.
In effetti, malgrado l’Italia fosse a questo punto già “geograficamente unita”, il popolo non si sentiva ancora parte della stessa Patria.
Occorreva dunque costruire un’identità nazionale, far sì che il popolo fosse consapevole di essere spiritualmente unito da una lingua, una storia ed una religione comune.
“Fare gli italiani” consisteva quindi in un’operazione di pedagogia nazionale, perseguita con la cultura e l’istruzione, che prese il via con la legge Casati: grazie all’approvazione di quest’ultima infatti venne introdotta la gratuità dell’istruzione elementare e l’obbligo di frequenza per i primi due anni di essa.
Inizialmente però mancavano strutture a disposizione per ospitare le scuole pubbliche e, soprattutto, insegnanti preparati…
Queste le due priorità per un popolo istruito, infatti come scrisse d’Azeglio ne “I miei ricordi”, “il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati d’alti e forti caratteri”.
Con la diffusione delle scuole anche le donne iniziarono ad emanciparsi, smettendo di svolgere i tradizionali lavori casalinghi per dedicarsi all’insegnamento elementare, diventando così la figura familiare ed idealizzata di maestra che insegnava a leggere, scrivere e far di conto, le basi necessarie per poter essere in grado di… Votare!
” I tuoi libri sono le tue armi, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana” (“Cuore”, Edmondo De Amicis)
Le maestre si identificano così come “madri del popolo” poiché avevano l’obiettivo di diffondere la lingua nazionale e formare una generazione educata agli ideali risorgimentali. Dal punto di vista culturale, importanti figure contribuirono all’unità del popolo italiano, come Giosuè Carducci, Giuseppe Verdi e Edmondo de Amicis, autore del Libro “Cuore”.
Il libro, pubblicato nel 1886, racconta la storia di un anno di scuola sotto forma di diario di un alunno di 3^ elementare e dei suoi compagni.
Cuore è l’esempio di un’educazione basata prima sull’apprendimento dei valori di base che costituiscono una buona società e poi sulla formazione culturale delle varie discipline.
Il libro infatti trasmette i valori e gli ideali nazionali, rappresentati soprattutto nei racconti mensili del Maestro Perboni, ma anche l’idea di una classe che comprende bambini provenienti da diverse classi sociali e diverse zone d’Italia (comprese quelle del Sud che, per l’ambientazione torinese del romanzo, erano davvero “aliene”) per rappresentare l’ideale unitario.
“L’uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.” (“Cuore”, Edmondo De Amicis)
SARAH LUCONI e ALICE MAGGIORE, 4BL





