“Diritto del minore ad una famiglia”. Questa dicitura è precisamente quanto caratterizza la recente modifica, apportata nel 2001, alla legge n.184, che può essere considerata come testo di riferimento legislativo che disciplina i principi generali di una possibile adozione o affidamento di minore.
Lo stato e gli enti locali sostengono, con idonei interventi, i nuclei familiari a rischio per prevenire l’abbandono, ma questo talvolta può non bastare e, quindi, si ricorre all’inserimento del minore in una comunità o all’affido ad una “nuova” famiglia. In entrambi i casi si entra in relazione con nuove figure genitoriali, considerate utili alla crescita del minore stesso.
In Italia, oggi, togliere i figli ai genitori biologici è diventata una delle soluzioni più utilizzate, quasi che fosse un’abitudine da parte di un giudice risolvere una situazione di disagio in questa maniera, senza tener conto degli altri possibili sostegni, o, per meglio dire, collaborazioni, che potrebbero essere adottate per correre in soccorso alle varie famiglie a disagio. Per spiegarci meglio possiamo fare riferimento ad una delle ultime vicende accadute poche settimane fa ad una coppia del Monferrato, a cui è stata sottratta la figlia adottata ormai da anni, perché ritenuti genitori troppo anziani e inadatti: l’avevano lasciata sola per alcuni minuti nella loro auto. Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, a seguito del loro ricorso, ha chiesto il ritorno a casa della bimba sostenendo che essendo stata adottata “non può ottenere altra tutela perché si tratterebbe di una situazione non legale”.
Alla fine, questo evento ha avuto buon esito e giustizia è stata fatta, ma quanto dolore inutile hanno dovuto affrontare questi due genitori e la loro figlia? Spesso ci ritroviamo con giudici che sembrano esercitare un potere senza confini; non c’era infatti alcuna legge che prevedesse una separazione di questa famiglia, ma ciononostante, per il futile motivo dell’anzianità dei genitori, c’è stato questo caso. Visto la situazione della giustizia italiana con i suoi tempi davvero lenti e che, quindi, amplificano ancor di più il dolore, l’unica cosa che possiamo sperare è che si possa riconoscere un risarcimento dei danni morali subiti. Questa situazione è accaduta per “proteggere” la minore, sarà ora considerato il bene della bambina, che ne avrà di sicuro risentito, oppure questa ingiustizia subita sarà ignorata come se niente fosse successo?
Beatrice Nisi, IVA Turismo





